CAMBIAMENTI CLIMATICI: COME PROTEGGERE LA “GREEN ECONOMY”



Ritorno alle origini: l’agricoltura “smart” che attira i giovani
In questi anni l’agricoltura è stato uno tra i pochi comparti dell’economia italiana ad essere cresciuto. La motivazione? Un grande ricambio generazionale, sostenuto da politiche di finanziamento e agevolazioni rivolte soprattutto ai giovani. Sono infatti sempre più numerosi i giovani che decidono di investire il proprio tempo e le proprie energie nell’agricoltura, un settore estremamente dinamico che consente l’implementazione di tecnologie e iniziative “smart”. Tale tendenza è sostenuta da un forte riscontro nei dati delle iscrizioni ai corsi di studio: gli immatricolati ai corsi di scienze agrarie, forestali e alimentari dal 2008 ad oggi sono cresciuti del 45% circa.
La fotografia attuale di questa “green economy” ci informa che quasi un’impresa su tre nata nell’ultimo decennio è giovane. Il 6,9% dei titolari ha meno di 35 anni e oltre il 30% di loro sono laureati. Guidano 54.480 aziende agricole che, nel 70% dei casi, svolgono attività multifunzionali:  attività partite magari come collaterali che, sviluppate  grazie anche a internet, stanno diventando sempre più trainanti (agriturismi, vendita di prodotti a km zero etc.). Coldiretti, in un dossier chiamato “Lavorare e vivere green in Italia”, stima che grazie all’agricoltura, si creeranno circa 100mila nuovi posti di lavoro nei prossimi 3 anni.
Senza dimenticare il boost fornito da EXPO: la manifestazione è stata la più grande vetrina internazionale mai avuta in Italia per spingere tutte le tipicità del Made in Italy nel campo food&drinks. Lo svolgimento dell'Esposizione Universale, ha avuto un riscontro estremamente significativo sull’economia nazionale: secondo uno studio elaborato da CERTeT – Università Bocconi, la spesa turistica indotta da EXPO (che comprende quindi anche l’acquisto di prodotti tipici) ammonterebbe a 3,5 Mld di euro. La vendita diretta di prodotti biologici a chilometro zero e le attività culturali organizzate dopo e durante la vendita hanno fatto riscoprire, in un contesto di sensibilizzazione alle tematiche ambientali e all’alimentazione sana di grande peso come quello di EXPO, il legame con il territorio.
A tal proposito, è importante sottolineare come le vendite dei prodotti Bio nel Bel Paese si siano vertiginosamente quadruplicate negli ultimi anni: il fatturato ha raggiunto una cifra che sfiora i 700 milioni di euro. L’Italia, con i suoi 50.000 produttori, è la prima potenza esportatrice d’Europa e secondo FederBio, più del 30% dei consumatori italiani sarebbe intenzionato ad acquistare prodotti biologici ma la rete di vendita non è ancora così estesa. Un mercato dunque sottosviluppato rispetto alle potenzialità che avrebbe.
Produttività, ecosostenibilità e cambiamenti climatici: un equilibrio difficile ma necessario
Produttori, ricercatori e studenti mettono in atto azioni e programmi per rendere l’agricoltura “smart” e sensibilizzare l’opinione pubblica in tema. I giovani hanno infatti  capito che le nuove sfide di questo settore devono articolarsi su un doppio fronte: quello della produttività e quello dell’ecosostenibilità. Gli approfondimenti sulle tematiche ambientali non sono più solo una questione posta dai conservatori del settore ma una necessità conclamata che richiede una presa di coscienza forte: i cambiamenti climatici, l’inquinamento delle acque, la moria delle api, sono anche effetti dell’industrializzazione incontrollata e anche in campo agricolo è giunto il tempo di agire e tutelarsi. A supporto del fatto che questi siano argomenti molto sentiti a livello globale, è interessante notare come, notizia di pochi giorni fa, il Financial stability board (Fsb) abbia pubblicato una proposta che presenterà al G20 per la creazione di una task force il cui obiettivo sarà la diffusione della conoscenza dei rischi legati ai cambiamenti climatici. Le assicurazioni verranno chiamate a partecipare in prima linea a questo team di esperti: nel testo di Fsb si fa infatti esplicitamente riferimento alle minacce climatiche sulle passività degli assicuratori.
Una macro suddivisione nei rischi che il settore agroalimentare si trova a dover gestire tutti i giorni è quella tra i rischi relativi alla coltivazione del prodotto agricolo e i rischi più strettamente legati all’immissione del prodotto sul mercato. Carlo Costantini Scala, Agribusiness Specialty Director di Aon, li dettaglia in questo modo: “Nella prima categoria si collocano i rischi da eventi atmosferici, nella seconda si collocano tutti i rischi che possono colpire il prodotto nelle varie fasi di lavorazione trasformazione conservazione stoccaggio e trasporto. In questa fase i rischi che maggiormente si presentano sono il deperimento, la contaminazione, la sofisticazione e l’inquinamento
Secondo le ricerche dell’IPCC (Interngovernmental Panel on Climate Change), l’organismo internazionale che studia i cambiamenti del clima, l’aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera (dovuto ai processi industriali) è la maggior causa dell’intensificazione di alcuni fenomeni metereologici. In questi anni, i cambiamenti climatici in essere hanno inciso pesantemente sul settore dell’agricoltura: la presenza di lunghi periodi di siccità, improvvise piogge eccezionali, alluvioni e ondate di caldo e di freddo eccessivo sono tutti fattori che concorrono nel determinare se il raccolto dell’anno sarà buono oppure no. L’agricoltura italiana, come quella di tutti i paesi dell’area mediterranea, è una delle più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici a livello europeo.  Gli effetti dei cambiamenti climatici si riflettono sia sui privati, ovvero sui redditi degli addetti del settore, sia sui cittadini/consumatori, per gli impatti sull’approvvigionamento alimentare in alcune zone d’Europa, con un conseguente aumento delle importazioni di alcuni prodotti, maggiore instabilità dei prezzi, riduzione di alcune produzioni in determinate regioni e alterazioni nei modelli stagionali. Alla luce di queste difficoltà, per gli agricoltori la normalizzazione della produzione è sempre un grande punto interrogativo e trovare una soluzione non è semplice.
Le coperture parametriche: la soluzione innovativa per un indennizzo rapido
È quindi chiaro come gli eventi climatici possano avere forti ripercussioni sul fatturato delle aziende agricole. Il mercato assicurativo, che da sempre guarda al futuro studiando strumenti di copertura sempre più articolati e all’avanguardia, è in grado di rispondere a questa problematica in due modi: con coperture tradizionali, dove vi è una correlazione diretta tra il danno sofferto e l’indennizzo oppure,  in un modo più innovativo, con coperture parametriche, appositamente studiate per il settore agricolo. Cosa sono le coperture parametriche? Le coperture parametriche si differenziano da quelle tradizionali perché non si basano  sul danno effettivo ma sul superamento di un parametro predeterminato (mm di pioggia, temperatura, assenza di pioggia etc.) in base al quale l’indennizzo verrà pagato.  Queste coperture possono essere ricondotte a due grandi famiglie: Coperture Pure Risk Weather e Coperture su Produzione/Prezzo. Le prime si basano sugli studi delle serie storiche che permettono di evidenziare una correlazione tra rendimento delle coltivazioni e condizioni metereologiche, consentendo di stabilire delle soglie sotto le quali il raccolto viene compromesso. Un fattore interessante sta nella possibilità di combinare più parametri.  Le Coperture su Prezzo/Produzione  si basano invece sulla produzione/raccolta per ettaro o sul prezzo di acquisto. I dati di produzione/prezzo vengono certificati da enti terzi, assicurando la massima trasparenza, e l’indennizzo viene calcolato sulla differenza di produzione/prezzo rispetto al valore soglia. Con queste nuove soluzioni l’assicurato beneficia di un indennizzo molto più rapido, proteggendo così il proprio cash-flow.
Un esempio chiaro riguardo l’estrema utilità delle coperture parametriche è rappresentato dalla viticoltura, uno dei settori trainanti dell’economia italiana: le condizioni meteo anomale dell’estate 2014 hanno avuto una conseguenza disastrosa sulla qualità dei vini italiani. L’annata 2014, per lo meno nel nord Italia, viene sicuramente ricordata come la peggiore degli ultimi 100 anni. Piovosità molto al di sopra dei livelli medi, temperature molto al di sotto, grandinate e poche ore luce a disposizione della pianta hanno fatto sì che la qualità del vino fosse sicuramente inferiore alle aspettative. Au contraire, quest’anno le alte temperature del periodo primaverile/estivo hanno contribuito a mantenere molto elevato il grado zuccherino (e quindi alcolico) dell’uva, portando i vitigni ad una maturazione anticipata. Ciò ha fatto del 2015 un’annata eccezionale.
Analizzato l’impatto pedoclimatico della pioggia sul ciclo di maturazione del grappolo, si comprende come un’eccessiva piovosità ne riduca la qualità in termini di contenuto zuccherino. Potendo trasferire all’assicuratore il delta tra frequenti precipitazioni e piovosità ordinaria (che garantisce una produzione di qualità media), il viticoltore risulta pienamente tutelato.
I soggetti interessati sicuramente sono sia i piccoli produttori che vogliono proteggere il proprio risultato economico, sia le grandi aziende che vogliono tutelare il proprio fatturato e che si affidano ai piccoli produttori per gli approvvigionamenti. Queste coperture sono infatti particolarmente adatte per aziende la cui produzione è strettamente correlata all’approvvigionamento di determinate materie prime, sensibili ai cambiamenti climatici.
Nello specifico, la potenziale area di rischio rappresentata da una rete di fornitura delle materie prime che si estende potenzialmente a livello globale, ha di fatto aumentato l’attenzione delle compagnie assicurative sull’argomento: “l'approvvigionamento di materie prime è un problema che viene gestito in maniera più sistematica oggi rispetto al passato, cercando d'individuare, non solo all'interno del proprio stato ma anche al di là dei confini nazionali, possibili aree alternative di coltivazione, allevamento o approvvigionamento”, sostiene Riccardo Parretti, Chief Broking Officer di Aon, “Aon, tra i pochi operatori di mercato ad avere un’expertise di lunga data in tema, sta rispondendo a tale esigenza con coperture parametriche che andranno ad indennizzare l'assicurato della perdita economica subita dal mancato approvvigionamento a seguito di un evento naturale di particolare severità, senza che sia necessario provare l'effettivo danno, rendendo il risarcimento molto più snello”.
Altri rischi maggiormente percepiti nella filiera alimentare: la contamination
Come precedentemente affermato, vi sono molte altri tipologie di rischio legate al settore alimentare: uno particolarmente diffuso è la contamination ovvero qualsiasi alterazione di uno o più componenti che determinano una modifica delle proprietà fisiche, chimiche o biologiche del prodotto tali da renderlo nocivo per la salute umana. Vi sono due tipologie di contamination, dolosa o accidentale. In ogni caso, nell’evenienza in cui si verifichi, può provocare ingenti danni d’immagine e di brand reputation. Ma come tutelarsi? Con coperture studiate ad hoc da un team di esperti in materia.
Matteo Bonfà, a capo dell’Underwriting agency del Gruppo Aon, afferma: “Abbiamo studiato un prodotto unico, “Il mio vino”, una copertura tampering, esclusivamente indennitaria per il produttore. Questa copertura  tutela l’assicurato da tutte le contaminazioni, dolose o accidentali che siano, che possano inficiare i tre criteri determinanti per la qualità di un prodotto: odore, sapore, colore.  Ad esempio, spesso capita di acquistare un vino pregiato per poi scoprire che “sa di tappo”. In questo caso le proprietà organolettiche della bevanda risultano compromesse dall’ossidazione e si tratta quindi di contaminazione accidentale. Il produttore, con “Il mio vino” trasferisce il danno all’assicuratore. Fino ad oggi era la Grande Distribuzione ad incaricarsi del ritiro della bevanda intaccata e della sostituzione della stessa. Il nostro obiettivo è normare questo processo affinchè il produttore possa coprire l’intera filiera anche se il prodotto è già stato venduto.
Attorno al prodotto alimentare, come sappiamo, ruotano diversi attori, sottoposti a rischi specifici. La gestione del rischio per le imprese del settore alimentare è legata ad una molteplicità di fattori che devono essere tenuti costantemente sotto controllo e che vanno appunto dall’approvvigionamento delle materie prime, alla produzione del lavorato, alla qualità dell’imballo, fino alla distribuzione e alla somministrazione. Aon con le proprie soluzioni può tutelare tutta la filiera produttiva, “from the Farm to the Fork”, ossia dal piccolo agricoltore, alla grande azienda produttrice fino alle imprese della grande distribuzione

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