QUANDO IL BENEFIT E' FLESSIBILE
Le leve fiscali e contributive stanno
incrementando il mercato di domanda e offerta del welfare aziendale. Per
l'azienda è l'occasione anche per attrarre nuovi talenti, per il dipendente la
possibilità di bilanciare attività lavorativa, familiare e personale. Ne
parliamo con Aon.
Dalla
colf alla palestra, dai corsi di lingua alle vacanze. Sono i flexible
benefits, il mix di beni e servizi offerti dalle aziende alle proprie
risorse umane: una soluzione utile sia per il lavoratore che beneficia di un
aumento del potere d'acquisto del salario, attraverso attività e possibilità
che corrispondono alle proprie esigenze, individuali e familiari, sia per
l’impresa, che usufruisce di un vantaggio fiscale e di una fidelizzazione del capitale
umano.
I flexible benefits -
ovvero l’offerta di beni e servizi di natura non monetaria che l’azienda
corrisponde ai propri dipendenti in aggiunta alla retribuzione – rientrano nel concetto di welfare aziendale che
affonda le proprie radici all'inizio del secolo scorso, quando Adriano Olivetti
si dimostrò attento al benessere degli operai della fabbrica di Ivrea.
Quattro le principali leve che hanno
permesso lo sviluppo del welfare aziendale anche nel nostro Paese: una
tassazione favorevole che defiscalizza completamente alcune prestazioni; una
forte domanda di miglioramento dell’equilibrio temporale tra attività
lavorativa e vita familiare (work life balance); una costante riduzione
del welfare pubblico; la crisi economica che, riducendo il potere di acquisto
dei salari, unitamente all’elevata tassazione, spinge verso soluzioni di
recupero di efficienza fiscale.
Presenti nella gestione dei benefit da
oltre 30 anni, con circa 200 milioni di raccolta di contributi, Aon sta oggi
rivolgendo la sua attenzione ai flexible benefit. “Grazie alle leve fiscali e
contributive – conferma Roberto Lo Schiavo, Vice Direttore Generale di Aon Hewitt Risk & Consulting -
negli ultimi anni stanno prendendo sempre più quota i benefit flessibili che
consentono al dipendente di scegliere, attraverso tool informatici, le attività
che meglio corrispondono ai diversi cicli di vita professionale: assistenza
sanitaria, previdenza , palestra, attività ricreative, vacanze e altro ancora.
La crisi economica – continua - ha favorito l'utilizzo di questo strumento
perchè consente di avere soldi in più, non tassati, sotto forma di servizio, il
cui valore percepito è anche maggiore rispetto al denaro, grazie ad economie di
scala che un grande gruppo di acquisto può ottenere sul mercato.
Non prodotti, ma servizi
Il concetto di welfare aziendale sta
subendo un'evoluzione verso un modello più anglosassone. “Quando parliamo di
benefits – sottolinea Luca Morandi, Employee Benefits Specialty Director
Aon - parliamo di soluzioni che le aziende scelgono di mettere nella
politica retributiva, al posto del salario, incentivate dalla leva contributiva
e fiscale. Ma, se prima l'employee benefit riguardava solo la garanzia
infortuni o il rimborso delle spese mediche, ora l'evoluzione va verso l'erogazione,
non più di semplici prodotti, ma di servizi da scegliere, per massimizzare la
percezione positiva del dipendente. Questo sta portando il mercato italiano a
crescere in modo significativo, pur avendo ancora una quota inferiore rispetto
ad altri benefits assicurativi”.
Verso l'Europa
Anche in questo settore, il Bel Paese
paga un ritardo culturale e legislativo, rispetto all'Europa e soprattutto al
mondo anglosassone. “I primi a muoversi – racconta Andrea Canonico, Flexible
Benefits Unit Director Aon – sono stati i bancari e le multinazionali di
matrice anglosassone, spinti da una normativa defiscalizzante.
In Italia, invece, scontiamo dieci
anni di arretratezza e, nel nostro ordinamento, vi sono solo due articoli che
regolano la questione, limitandosi però a delineare gli ambiti di intervento
del welfare aziendale, senza definirne i perimetri. Ed è per ovviare a questi
limiti che Aon offre la propria consulenza, supportando i propri clienti nel
proporre le soluzioni migliori, studiate su misura”.
Attrarre nuovi talenti
“Oggi – continua Andrea Canonico – le
aziende si stanno avvicinando molto ai flexible benefits anche perché questi
consentono, non solo di aumentare la capacità di acquisto dei dipendenti, ma
soprattutto di trattenere e attrarre nuovi talenti. Una tematica, questa, che
va ad inserirsi come parte integrante dell’orientamento che è proprio di quelle
aziende che vogliono distinguersi per creatività, brand value, innovazione e
attenzione al dipendente. È difatti assodato che migliorare la qualità della
vita e la gratificazione personale dei lavoratori significa rendere l’ambiente
di lavoro un luogo migliore e di maggior appeal per i giovani talenti.”
Box: Serve un riordino della normativa
In futuro, si prevede uno sviluppo più
ampio dei benefits flessibili, rispetto a quelli tradizionali, anche se molto
dipenderà dal legislatore “E' auspicabile - spiega Roberto Lo Schiavo -
un riordino della normativa fiscale e contributiva che potrebbe uniformare gli
attuali tetti di deducibilità assistenziali , previdenziali e il fringe benefits di € 258,64 riservato alle
liberalità aziendali: avere un tetto unico consentirebbe lo sviluppo di un
welfare più integrato con evidente incremento dei flexible benefits, considerando anche, nel medio periodo il recupero
per lo Stato derivante dalle attività spesso “sommerse” di benefit quali ad
esempio baby sitter e badanti.

Commenti
Posta un commento